Nella pancia del poeta

Vorrei scrivere una bella poesia
Che tratti di vita e di morte con grande maestria
Che racchiuda in sé la formula dell’intero universo
Che ci si possa vedere e riflettere attraverso
Che scuota le coscienze di tutte le nazioni
Che sia di ispirazione per le future generazioni
Che racconti prospettive in versi incredibili
Che in rima non paiano farneticanti e irridibili
Che sia morbida e lieve come un abbraccio materno
Che possa contenere tutto il mio inferno
Che vada bene per le quattro stagioni
Che si adatti con destrezza a tutte le opinioni
Che anche chiusa in un cassetto illumini la stanza
Che al pesce, nella bolla, pure doni una speranza.
Vorrei scrivere una poesia con una chiusa fenomenale
Che quando la stampi buchi il foglio del giornale
Che faccia cadere, di botto, le foglie dagli alberi attorno
Che si senta a distanza il suo scoppio e l’eco di ritorno
Che lasci il lettore a bocca aperta per un mese
Che per curarsi debba chiedere il rimborso delle spese.
Non ci vuole tanto,
basterebbero due versi in croce
su cui far cavalcare senza imbarazzo la mia voce,
ma non ne ho la stoffa, ne sono sicura,
ho un difetto di costanza e di abbottonatura,
mi escono le parole dalla pancia di getto
e non sempre riesco a rinchiuderle in un concetto
dovrò accontentarmi di lasciarle fluire dall’addome
e mandarle in giro, su altre bocche, a mio nome.
©
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L'autore
Monica Messa
Mi abbandono con piacere alle lunghe ombre che mi oscurano il volto, blu come il cobalto, fredde come il granito. Che cosa mi resta da scrivere ormai? La mia piccola dose d'inconsolata fantasia che freme per essere imprigionata su un foglio bianco. A volte, nel farlo, mi sento una ridicola fattucchiera, tutt
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