Solstizio e violini
Gesuino Curreli
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e non mi schiodo dalla melodia
dei violini che piangono e anche no,
é febbre malinconica, però
non ne vorrei mai andare via.
E’ narcosi, assopisce, e la poesia
trova lì dentro l’ impeto e la foga
di scardinare il canto che va in voga
per nutrirsi di nuova anestesia.
Sono vecchi motivi ripassati
per dare compagnia a chi non ne ha,
sto volentieri perché, so, mi va,
e vivo i pomeriggi illuminati.
Dentro un torpore che dilata il cielo,
da uno scampolo solo e poche stelle
la notte porge turgide mammelle,
e io succhio memorie senza velo.
-“Morir d’amore”- sibila il violino
nel solstizio già denso di altri ieri,
quando sorgevi dentro i miei pensieri,
e illuminavi, radiosa, ogni mattino.
©
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L'autore
Gesuino Curreli
Sono nato in Sardegna e ci vivo, nella Barbagia, cuore antico dell'interno dell'isola, dove ci sono i monti....
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