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Amore 3 dicembre 2007 · lettura 2 min · 6782 letture

L'agonia di una rosa

Leaf 350 poesie pubblicate
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L’ho uccisa. L’ho recisa. Insopportabile l’agonia di una rosa. Ineluttabile come l’addio ai giochi di bambina. Eppure tra le spine l’ho accudita come creatura divina nutrita con le gocce del mio sangue dalla bocca ferita. Piccolo seme trascinato dal vento affamato di vita. Incomprensibile scherzo del destino me l’ha donata per portarmela via senza un lamento. Ogni notte a cullarla nella serra dei sogni con lo stupore che si riserva al cielo quando inventa la magia del tramonto. Farle scudo col cuore perché non conoscesse mai il dolore. E non chiudere gli occhi per non abbandonarla anche solo un momento per non sottrarle nemmeno un frammento della mia fantasia. Dissetarla di lacrime gocce di stelle solo per lei inventate sorsi dolci d’amore eppure amari... eppure inutili al suo essere eterna al suo brillare nel buio, di rugiada. E strappare dalle radici il male con tenerezza materna. E soffiare perché il gelo non la facesse tremare raccogliendo i suoi petali come anime fragili. Ma il tempo è indifferente alla dolcezza di una carezza che non teme la morte. Così, l’ho uccisa proprio mentre dormiva attenta a non svegliarla. Così, l’ho uccisa quando non mi guardava cantando piano per non spaventarla. Così, l’ho uccisa ma non le ho detto addio Per non morire anch’io.
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”Where the wild roses grow” - Nick Cave e Kylie Minogue

L'autore
Leaf

Marina: un nome un destino... Nata tra le nebbie milanesi, sono approdata, seguendo il vento del caso, in una piccola città di mare, all'estremo ponente ligure. Da sempre innamorata delle parole, qualsiasi forma assumano, ne ho fatto ragione di vita e professione. Laureata in architettura, lavoro da sempre nel campo

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Commenti (2)

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O
Oliviero Angelo Fuina3 dicembre 2007

Splendida e sofferta Poesia con l'immaginifica similitudine di rosa e amore, impreziosita da altro felice accostamento con giochi di bimba, che riempie lo sguardo di tattili sensazioni urticanti. La chiusa è potente! L'addio che fa più male è sempre il secondo: quello che sancirà il distacco dalla nostra irrazionale parte che dimora sorda nel cuore. Chapeau!

M
Marina Como11 dicembre 2007

Nella metafora della rosa, autentici quadri dove i particolari rendono ricchi i dipinti. Quasi un voler finalmente troncare un amore finito, che non ha più bisogno delle nostre cure e di noi (eppure inutili) senza per questo comunque rinunciare all'idea dell'amore, forse, ma soprattutto al suo ricordo (carezza che non teme la morte) . Una autrice che si mostra sempre in veste diversa, ma altrettanto efficacemente riesce a colpire il cuore e l'immaginazione del lettore.