Lo scopo
Cos’è, che mi lega a questa terra
così aspra, ostica, serrata.
Ove i miei passi calpestano polvere, pietre,
sfiorando dirupi, cespugli di urtiche, di spini,
guadando fiumare assetate.
Cos’è questo ancestrale richiamo,
questa forza mai doma, che mi costringe ai ritorni,
sacrificando i miei giorni, ad Are pagane.
E’ forse il silenzio di volti induriti?
Sono quegli occhi che paiono ciechi?
Son quelle mute parole prigioniere da sempre,
o quegli aloni di glorie lontane.
Nell’insonne mia notte, il vento d’estate, mi porta del mare la voce,
e dei bergamotti, e le zagare, gli inebrianti profumi.
Lontano, sul crinale del monte, una luce tremula incerta,
mentre nella solitudine senza confini, scorgo lo scopo.
©
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