Sulla scia di viaggi e di sogni
Sogna,
sogna
come se Dio ritenesse opportuno
manifestarsi,
sotto la coltre rossa
sogna,
sogna
e dopo scrivi,
scrivi di schianti,
tuoni,
scrivi dell’arena,
scrivi di quel cantuccio,
c’eravamo io, te e gli dèi,
sogna di quando,
sotto l’ombrello troppo piccolo,
il diluvio diluiva i nostri progetti,
l’ambizione di vedere il creatore
ma Dio non ritenne opportuno
manifestarsi né a me
né al canto delle sirene
e tanto meno lo ritenne
al suono d’uno specchio.
Non si disseta il deserto
con l’aranciata.
Sotto tutti i sogni di grandezza
facemmo conti d’arroganza,
il dagherrotipo sbiadito d’altri giorni
amari
riemerse dal fondo d’una latta
e, nel bicchiere, le dune
s’accumularono ottuse;
nemmeno allora, Egli,
osò manifestare grandezza,
splendore argenteo
fulgore rapace,
non lo ritenne opportuno.
Noi,
zoppicanti,
Lo scovammo,
però,
nel riso d’un talamo ubriaco
e l’amore suonò il violino volgare
e sudaticcio
della pace.
Continuammo a sognare,
la coltre rossa delle gote
impallidiva i tramonti,
il fiatone coprì il vento.
Sogna,
sogna ancora
ché la Grecia è sempre là
e così l’arena.
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L'autore
Filippo Di Lella
Diplomato all'Istituto alberghiero A. Vespucci di Milano con voti appena sufficienti. Perché la poesia, perché la lirica o la letteratura? Libertà e il resto vola via.
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