Lamento pietas e vita
Guido Buono
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Abbracciammo il tronco di un faggio secolare
muti e sospesi
nel sottobosco di foglie marcite
a percepir un suo battito
un suo brusio.
In cinque non chiudevamo l’abbraccio.
Sui licheni ospiti e nelle fenditure
il frenetico andirivieni
delle formiche
operoso.
Sulla cima dell’albero
possente
a scrutar l’orizzonte
una poiana.
Ora aggrediamo il vecchio faggio
al volger del suo tramonto.
Spiaccichiamo insetti molesti
zanzare, mosche e moscerini
umidi biancastri innocui gechi
e, invadenti, innumerevoli punti rossastri
ragnetti venuti da chissà dove
frenetici sui terrazzi, sugli embrici e sulle ringhiere
Nessun lamento?
Nessuna pietas!
Indifferenti siamo
al dolore non reclamato.
Ci sgomenta la morte degli esseri tutti
che non hanno voce.
Ci sgomenta l’idea che quella morte
non aggiunga o tolga nulla al reale.
Leghiamo scioccamente al lamento
il ristretto concetto di vita.
Potremmo essere come scarti
gettati in mare
mutilati e senza voce
senza più un lamento
agonizzanti, essere abbandonati
sulla riva di un fiume ruandese
e lasciare indifferente il mondo?
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L'autore
Guido Buono
Commenti (1)
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Eolo10 settembre 2018
Testo della maturità, in un ricercare profondo la memoria della natura e delle cose. Versi di struggente bellezza a misurare il tempo sospeso. Molto apprezzata!

