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Introspezione 10 settembre 2018 · lettura 1 min · 1074 letture

Lamento pietas e vita

Guido Buono 79 poesie pubblicate
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Abbracciammo il tronco di un faggio secolare muti e sospesi nel sottobosco di foglie marcite a percepir un suo battito un suo brusio. In cinque non chiudevamo l’abbraccio. Sui licheni ospiti e nelle fenditure il frenetico andirivieni delle formiche operoso. Sulla cima dell’albero possente a scrutar l’orizzonte una poiana. Ora aggrediamo il vecchio faggio al volger del suo tramonto. Spiaccichiamo insetti molesti zanzare, mosche e moscerini umidi biancastri innocui gechi e, invadenti, innumerevoli punti rossastri ragnetti venuti da chissà dove frenetici sui terrazzi, sugli embrici e sulle ringhiere Nessun lamento? Nessuna pietas! Indifferenti siamo al dolore non reclamato. Ci sgomenta la morte degli esseri tutti che non hanno voce. Ci sgomenta l’idea che quella morte non aggiunga o tolga nulla al reale. Leghiamo scioccamente al lamento il ristretto concetto di vita. Potremmo essere come scarti gettati in mare mutilati e senza voce senza più un lamento agonizzanti, essere abbandonati sulla riva di un fiume ruandese e lasciare indifferente il mondo?
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Mi sgomenta l’idea che la morte di un insetto, un moscerino insignificante, non aggiunga o tolga nulla al reale.

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Guido Buono
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Commenti (1)

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Eolo10 settembre 2018

Testo della maturità, in un ricercare profondo la memoria della natura e delle cose. Versi di struggente bellezza a misurare il tempo sospeso. Molto apprezzata!