Il tramonto infinito
Declina la sera nel lento zittire
del vento che zufola sempre più
lemme in un letto di petali e fronde.
Rincasa un gabbiano, graziato da un
volo splendente, baciato da luci e dal mar.
E mentre i bagliori del borgo
diradano lenti nel fioco lenire del di,
un pensiero improvviso febbrile scintilla.
Un Vecchio
s’affaccia alla soglia dell’uscio, vagando
tra i lunghi ricordi del tempo,
canuto saluta, col volto ridente
d’orgoglio di Padre, con gli occhi
vibranti in folate d’amor.
Gli acciacchi, gli affanni,
le mani patite, son lembi
del tempo senile, son
stralci di noi.
Non pianger, sorridi, ricordati forte.
Ricorda l’amore, ricorda il trascorrere
lieto del tempo che fu.
Ti stringo,
sorrido al tuo viso.
L’abbraccio ora vibra in un
fascio infinito, e uno sguardo
fugace e un ricordo improvviso
accendono i lobi del cuor.
Una lacrima cade leggera,
posandosi al petto del figlio
che piange con lui:
l’incontro, l’abbraccio, l’amor.
E’ un tramonto infinito,
le gesta di un Padre cadente
sorretto dal fiero bastone
attraversano un tempo sospeso
che fine non ha.
Trattengo il respiro.
Il viso scolpito
dal sole del tempo,
mi stringe, mi blocca,
mi riempie d’amor.
.
©
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