I nostri figli
Canterò per te un giorno,
alle figlie delle nostre avventure
ai nostri figli mai nati e a loro,
belli di amore e di gioia,
canteremo insieme una ninna
con la quale cullare le nostre stagioni passate.
Li chiameremo con i loro nomi,
quelli mai dati,
e avranno i tuoi occhi scuri,
come le notti nostre,
ebbre di carezze, come brezze piene di sospiri,
che nascoste portano frasi
che vestono pelle e colorano il buio di mille colori.
Io e te, a leggere loro, a coro,
le nostre parole,
lasciate per mano ai versi senza memoria,
e saranno le meraviglie nostre,
da lasciar a bocca aperta per lo stupore e non sbadigli,
i nostri figli.
Darò voce ai silenzi e nulla avrà più importanza,
mentre leggeró rigo a rigo ogni tua presenza,
senza far mistero delle mie parole
nemmeno a chi non chiama e non ha voce,
se non alla origine di un sol dormiente,
cresciuto senza niente,
alla foce di una vita tra le tue labbra,
le tue mani e la tua pelle
ed il tempo nostro della disobbediente ragione
di dire che
va tutto bene ciò che va bene a te.
Senza i perché di una inutile
consapevole coscienza,
che legittima ogni contraria azione
e ogni resistenza,
se rammenti ancor i baci e le carezze senza pari
ove ogni giorno sarà un domani,
da cullare il cuore e gli occhi tuoi seppur ancora meravigli,
di eterno amore vita nostra,
Stringimi ancor più forte
come solamente tu sai fare,
in quello almeno,
abbiamo senno nostro,
il tuo bel cuore ed un amor,
che ancora tu ti meravigli... Le mie rughe, le tue carezze
e tutti i tuoi consigli i nostri figli.
©
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L'autore
Stefano Panozzo
Nato a Novara nel 1965, in un giorno di dicembre ove si entra in sordina nel nuovo anno. La dedizione alla scrittura è un virus che abita la mia vita da sempre, un dialogo interiore costante a confronto del mio io più profondo, ove trovano radice tutti i dubbi della esistenza e la persistenza degli errori, nel mio acc
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