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Mi sarei preso cura della passione,
dei sentimenti che non si lasciano andare.
Avrei potuto credere nelle foglie mosse dal vento,
e le gonne,
leggere e lievi come onde del mare,
inseguendo il frutto che lascia cadere semi,
che sanno germogliare sulla terra nuda,
al di qua del verbo voglio
e al di là di un orgoglio, terra forte,
aspra e cruda.
Ho cercato occhi non ancora tramontati,
fatti per schiudere le labbra al mattino,
e sussurrare un nome che non se ne vuole andare,
nascosto dentro a una fatica, accanto al cuore
che si perde in una vita nei ricordi "Favorita".
Resta il sorriso, la gioia e il sentimento,
non quel che detta trama scritta,
ma quello sentito e che se piove, dista
più di quanto la mente allieta a vista.
Tutta te, fuorché casuale
tra fili d’erbe e un fusto che con innesto sale,
reso floreale dalle radici del tuo giardino,
se ascolti e impari cresce, nel sorriso del mattino.
E ben sperato il momento sale,
di grazia e profonda vita del cuore tuo mi sprona,
la gioia e la letizia, lo sguardo e la malizia
che negli occhi tuoi ancor risuona,
come vento a primavera, che nel cuor
non m’abbandona e nell’anima conservo la ragione,
mi sarei preso cura di te e la tua passione.
©
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L'autore
Stefano Panozzo
Nato a Novara nel 1965, in un giorno di dicembre ove si entra in sordina nel nuovo anno. La dedizione alla scrittura è un virus che abita la mia vita da sempre, un dialogo interiore costante a confronto del mio io più profondo, ove trovano radice tutti i dubbi della esistenza e la persistenza degli errori, nel mio acc
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