Di te, con te
Usa i tuoi tratti leggeri di vermiglie fronde,
per parlarmi di te, dei tuoi colori,
cingendo il fusto secolare sulla terra,
fatta di gioie e di dolori.
Io che non sono vento,
allorché seguo tempesta su tempesta,
se potessi, se solo tu scegliessi,
saprei arrivare e parlar di te, con te
di quel che ti pare,
non importa se le foglie, figlie di una inerte giornata,
danzano caduche in balia degli alisei
e come una mano che passa tra i tuoi capelli,
ti accarezzano con l’amore di una sposa dall’amato,
che sa compiacer chi vuole amare,
delicato.
Un po’ come cogliere il più bello dei fiori,
non importa se cadono le foglie,
mi senti?
Li senti i profumi? E i colori?
Sei bella ora e lo sarai per sempre.
E da te non è sera, ma focolare,
non labbra, ma frutto dolce di stagione
in mezzo a una tempesta
ove tutto è calmo o almeno cosi pare
e trillano i bimbi attorno al focolare,
riflesso nel profondo dei tuoi occhi
e del mio cercar ció che m’è caro,
di sentir il labbro mio tra i tuoi denti
e non cercar dentro ai vent’anni solamente
ció che certo è raro, ma nemmeno di altri tempi
e vissero tutti felici e par contenti.
Mentre la luna si spegne Illuminando lo sguardo mio,
che guada il fiume ma rimane ad aspettare ,
seduto sulle sponde,
raccontando l’emozione di un destino fatto a caso,
mentre cadono dall’alto le stagioni con la brezza,
di quel fior che mi accarezza tanto amato tra le fronde.
©
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L'autore
Stefano Panozzo
Nato a Novara nel 1965, in un giorno di dicembre ove si entra in sordina nel nuovo anno. La dedizione alla scrittura è un virus che abita la mia vita da sempre, un dialogo interiore costante a confronto del mio io più profondo, ove trovano radice tutti i dubbi della esistenza e la persistenza degli errori, nel mio acc
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