Dote mia
Invero son io al sol che pone,
or ora a ritrovare passione, a ciò che mi aggrada,
rimirando vó e seguo la mia diletta strada.
Senza indugio, ebbro di andar,
perciò ve ne canto e né mai voglio dir per vanto,
dedicarla a chi sa.
Tu che giaci, amor sì bella e audace,
per te il sol fa occhiolino, com’io mi appresto
dopo tanto e tanto del resto, ogni mattino
a far volare a te i miei sguardi,
che mentre il cielo oscura e tenebra porge,
giaciglio al sol che diversamente in altro loco scorge,
tu di luce illumini il mio cuor e la vita sorge.
Oh bruna fluente, tu di gentil bellezza,
quale merito sarebbe lieto più di una carezza,
del tuo amor e la mia attenzione,
a portar tra le righe in versi ove tu,
guardi, fuggi e specchiata rimiri,
e le parole mie, prendi sulle ali dei tuoi sospiri,
per gli sguardi che ti dono,
le labbra, la chioma e l’arte del suono,
che avvolgerti sa.
Invero son io che ti canto, ti guardo e mi do vanto
di aver sulle parole mie il tuo nome,
che leggiadro riluce lungo la via,
a far del tuo volo una carezza
e del tuo sorriso una magia sorniona,
ricchezza del cuore, la dote mia
che con l’amore tuo si intona.
©
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L'autore
Stefano Panozzo
Nato a Novara nel 1965, in un giorno di dicembre ove si entra in sordina nel nuovo anno. La dedizione alla scrittura è un virus che abita la mia vita da sempre, un dialogo interiore costante a confronto del mio io più profondo, ove trovano radice tutti i dubbi della esistenza e la persistenza degli errori, nel mio acc
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