La mia vergogna
Che vergogna,
non aver casa se non quei pochi stracci messi male.
Che vergogna, passare al fianco
e non aver altro pensiero che tutto questo sia normale.
Lentamente muore,
l’umanità ferita nel suo orgoglio,
dietro a quattro mura senza fondamenta,
che al primo brivido di terra potrebbero crollare,
insieme a quante croci
che infliggono dolori alle ferite di Dio,
ai Santi e i ponti, ove urlano gli echi sepolti
di dolore e di gente assente
che non ha più voce nella vita da niente.
Disprezzo di colui che passa senza guardare e va
o che guarda perdendo l’anima, il futuro e sta.
Un futuro di argilla che pare agonia,
invalida ragione in balia del mare
nel vento impetuoso di un fortunale
che fa della vita un breve passaggio
nel dir con sollievo >.
Intanto lo straccio chissà cosa sogna,
forse quello che non avrà nel diritto negato di una rosa
a fiorir sui colori ove la vita osa.
©
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L'autore
Stefano Panozzo
Nato a Novara nel 1965, in un giorno di dicembre ove si entra in sordina nel nuovo anno. La dedizione alla scrittura è un virus che abita la mia vita da sempre, un dialogo interiore costante a confronto del mio io più profondo, ove trovano radice tutti i dubbi della esistenza e la persistenza degli errori, nel mio acc
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