Sofferta pace
Cara non fu la donna,
che con poche parole saper non stette,
al livor dell’amato onorarne il senso,
quanto l’amata, che le rime adduce a ricerca audace
per indicarne del pensiero la via pesata.
E sazia il sapere, con procace sapienza
in ricercati fraseggi d’autori e diletti,
che niuno commenta
se non per limite pensiero.
Null’altro che quello,
tranne colui che a tono suo risponde,
senza temer chi non comprende e del suo
il pensier che non rifugge,
nel desio di cotanto cuor minato.
Amor trafitto in alterno loco, null’altro vidi
e cotal cosa adesso mai più rifuggo,
che lo destino avverso a me portato,
colmi la speranza all’amor nomato
e che il tempio eretto, nella acerba vita sia
evulso poi dalla argentata malinconia.
Ahi mia, del sogno che ho donato.
Ella ha reso in promesse e livore,
il di me futuro compromesso.
""Che cara sei"", caro amore, io t’ho e ti ho sognato,
che cara a noi, che ti amiamo da sempre
e il cuore ancora onori,
ciò che ricordi e non rancori,
i tuoi amori.
Dell’infinito averti, (promessa grande)
di cotanti incontri, le parole ricerchi e dei gesti incanti.
Già mi hai! che pretendi?
lo stesso dileggio detto forse con orgoglio,
di dirti per sempre, ti amo e lo voglio.
©
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L'autore
Stefano Panozzo
Nato a Novara nel 1965, in un giorno di dicembre ove si entra in sordina nel nuovo anno. La dedizione alla scrittura è un virus che abita la mia vita da sempre, un dialogo interiore costante a confronto del mio io più profondo, ove trovano radice tutti i dubbi della esistenza e la persistenza degli errori, nel mio acc
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