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Riflessioni 30 dicembre 2007 · lettura 2 min · 3946 letture

L’ arenile della vita

E
Ermelinda Maturanzio 32 poesie pubblicate
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L’arenile diverso della vita ho calpestato tracciando minime e discrete orme di gabbiano, animale strano io, sbandierare non volendo quel che ero, strano animale, schiva scegliendo ancor di essere. Gli aguzzi scogli e la molle sabbia sulla collina mi portarono ove seduta contro caro tronco la brulicante valle rimiro. Quanta umanità varia che inconsulta si agita sotto i miei occhi, ed ineffabile sorrido. Prime donne che a colpi di variopinti boa di struzzo inanellate di venefici sorrisi il primato si contendono, Spicciola arroganza al mercato venduta quale semplice mezzo per sopraffare il vicino. Puntigliose e risibili contese di sostanza prive che i capponi di Renzo ancor portano in tenzone. Becero spettegolar da insulse donnicciole, che vita non nutrendo, l’altrui invadere cercan. Sottili trafficanti dell’esistenza altrui, manipolatori ed intrusi con insidiose esche. Invidie e gelosie come quotidiano pane coltivate in giardini dai maleodoranti frutti. Quante stolte malizie ad avvelenare l’esistenza specie di chi le partorisce e di chi esse si nutre. Seducente denaro ed ambizione di facile potere obbligano l’illuso corridore a stravolgere la sua vita, cieco, a trasformare ogni cosa in merce col suo prezzo, a svendere le ricchezze che moneta niuna può comprare. Sulla collina, le gambe incrociando, seduta contro un tronco l’ altrui confuso agitarsi osservo ed ineffabile sorrido.
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Ermelinda Maturanzio
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Commenti (1)

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M
Marina Como1 gennaio 2008

Con ironia ed accurate descrizioni una umanità variegatamente descritta, dove nella metafora del gabbiano l'autore si pone a guardare la commedia della vita. Una bellissima chiusa riprende le strofe iniziali e ci lascia sognanti e concordi con il pensiero espresso dal poeta. Ed il paradosso di essere al centro dell'attenzione proprio per il non volerne porsi prende forma. E ci lasciamo travolgere dal senso di quiete raggiunto col sorriso.