Di mai felice
Dal lascivo amor il cor s’infiamma,
che il perduto senno ancor ragiona
del cammin trovato nulla vanta.
Or felice che d’accorato sguardo,
di piglio prese languido accenno
or dovuto dello scaltro destino.
Nuvola e chioma del morbido capo,
tra onde di corpo e vasi di fianchi
annaffiar le gote d’un liscio autunno.
E poi riprese dello svelto passo,
al rumor di foglie d’un tacito cenno
che di mano dondola a trovar di mia.
E di lusinghe aleggio dal cauto ardire,
di palmo sfioro e carezze compro
che mi giro intorno d’una giostra a burla.
Di mai felice al nulla canto io distolgo,
a cotanto cielo abbraccio a nembi
poso pensieri d’ovatta e foschia.
Poi d’un lampo di pioggia scendo,
urto l’inganno al temer l’odierno
cavalco l’ovvio e di risi faccio.
Di mai e sempre m’accorsi lento,
del gaudio intento da me s’accasa
arranco gioia e m’addormo di sole.
©
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