Dei miei versi
Dei miei versi il valore non conosco,
né troppo me ne cale, in vero.
Lascio ai dotti disquisizion forbite,
speculazioni ed autopsie di carmi.
Mi basta l’emozione che li partorisce,
fremito di ruscello che nel profondo ha fonte,
fremito che come un gorgo mi cattura,
obbligandomi a lasciar parlar le acque.
Bagno inebriante questo, bagno di energie,
tesoro inaspettato nelle segrete nasce,
proprio quando l’arsura fiacca mi rende,
zampillante guida la scrivente mano.
Piccolo specchio d’acqua così appare
ove la mia imago nitida si staglia,
cosi che io possa ignuda rimirarla
e dei suoi diamanti godere i mille colori.
Queste son le note che vado componendo
ed intima gioia si rinnova nel risuonare lo spartito,
rileggendo nel tempo i ricercati verbi
ancor carezze ricevo da me stessa generate.
E se alla musica provo accordare la parola,
oh meraviglia, declamando l’emozion è totale;
il ruscello si cangia in potente fiume,
le cui acque fatico ad incanalare.
©
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Commenti (1)
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Andrea Meregalli7 gennaio 2008
Elegante il lessico per un tema che arriva nonostante la ricercatezza linguistica... traspare personalità da questo componimento...