Flusso di coscienza 1
Sorgerà ancora il sole nelle mie mattine di vetro
quando le mani smarrite s’occultavano nel vuoto d’un altro sbaglio mancato
e il giorno era un sogno non osato
prigioniera dietro sbarre di paure
sotto soffici e calde coperte nascondevo la mia sete di vita
mentre fuori i vincenti l’afferravano lesti
anche la mia parte
quella che io per codarda inerzia lasciavo senza remore
e oggi rimane quel vuoto quella fame inappagata di doni non presi
che colmo con farfalle nel vento dentro lo stomaco ingordo quando diventa una voragine mai piena
ed io una strana macchina cieca che ingoia il mondo in un sol boccone
e che rimpiange se stessa sognando il niente d’un incompiuto forse
rimangono quelle stringhe da stringere forte attorno alle nostre vite
mentre tu mi aspetti senza spostarti
a tratti ti vedo a volte mi perdo dentro me stessa e poi ritorno ma distante
oltre quel limite d’ovatta che si frappone fra me e il mondo
in una bolla che sospesa non scende non tocca
aspettando una sorpresa come le favole rosa e il cavallo alato le fate le sere e un principe innamorato
vorrei essere diversa e mi accorgo di essermi salvata fra i rimpianti di una vita
e la sera scende sempre così buia nella pioggia che tutto inonda
e vorrei essere diversa senza ricordi di quel triste destino che solo strangolò più vite in una rete selvaggia le nostre vite miei amati fratelli e mamma e papà la nostra meravigliosa famiglia se solo non ci fossero state loro le arpie malvagie senza vita che volevano la nostra distruggendola
mentre contemplo il mio vento che passa mi accingo alle compassioni e mi rivedo bambina così piccola e sola in quella stagione senza sole
inspiegabile la loro reazione
ma poi il presente mi sveglia e ti sento vicina mammina mia mi sei sempre mancata sempre anche quando c’eri mi mancavi
in una culla senza ninna nanna che dondola triste d’un moto inquietante
e quando mi sveglio al tuo posto c’è il vuoto e il ricordo di quel mostro che mai lasciò la sua prese e ci divise per sempre
tu assecondavi la bestia per tenermela lontana e con lei te stessa
prego che Dio perdoni la donna incompiuta che distrusse la nostra felicità
e oggi conto i nodi fra i vuoti
e sciolgo le trame intessute da altri vuoti e con altri nodi
non è semplice
vivere è avanzare cercando di non inciampare nei ricordi
che a volte sono paletti invisibili contro cui sbatti con grande dolore
Mi specchio nelle mie mani
nel mio viso nel mio peso nei miei anni e come i grani d’un Rosario li vado snocciolando
ma è un rosario che non finisce mai
nella smaniosa ricerca della felicità perduta
o forse ritrovata
io senza fine infinita
mi perdo negli infiniti mondi del mio incompiuto fra il compiuto e biasimato disordine non voluto o forse cercato
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