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Introspezione 5 luglio 2020 · lettura 3 min · 1139 letture

Flusso di coscienza 1

Elena Poldan 512 poesie pubblicate
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Sorgerà ancora il sole nelle mie mattine di vetro quando le mani smarrite s’occultavano nel vuoto d’un altro sbaglio mancato e il giorno era un sogno non osato prigioniera dietro sbarre di paure sotto soffici e calde coperte nascondevo la mia sete di vita mentre fuori i vincenti l’afferravano lesti anche la mia parte quella che io per codarda inerzia lasciavo senza remore e oggi rimane quel vuoto quella fame inappagata di doni non presi che colmo con farfalle nel vento dentro lo stomaco ingordo quando diventa una voragine mai piena ed io una strana macchina cieca che ingoia il mondo in un sol boccone e che rimpiange se stessa sognando il niente d’un incompiuto forse rimangono quelle stringhe da stringere forte attorno alle nostre vite mentre tu mi aspetti senza spostarti a tratti ti vedo a volte mi perdo dentro me stessa e poi ritorno ma distante oltre quel limite d’ovatta che si frappone fra me e il mondo in una bolla che sospesa non scende non tocca aspettando una sorpresa come le favole rosa e il cavallo alato le fate le sere e un principe innamorato vorrei essere diversa e mi accorgo di essermi salvata fra i rimpianti di una vita e la sera scende sempre così buia nella pioggia che tutto inonda e vorrei essere diversa senza ricordi di quel triste destino che solo strangolò più vite in una rete selvaggia le nostre vite miei amati fratelli e mamma e papà la nostra meravigliosa famiglia se solo non ci fossero state loro le arpie malvagie senza vita che volevano la nostra distruggendola mentre contemplo il mio vento che passa mi accingo alle compassioni e mi rivedo bambina così piccola e sola in quella stagione senza sole inspiegabile la loro reazione ma poi il presente mi sveglia e ti sento vicina mammina mia mi sei sempre mancata sempre anche quando c’eri mi mancavi in una culla senza ninna nanna che dondola triste d’un moto inquietante e quando mi sveglio al tuo posto c’è il vuoto e il ricordo di quel mostro che mai lasciò la sua prese e ci divise per sempre tu assecondavi la bestia per tenermela lontana e con lei te stessa prego che Dio perdoni la donna incompiuta che distrusse la nostra felicità e oggi conto i nodi fra i vuoti e sciolgo le trame intessute da altri vuoti e con altri nodi non è semplice vivere è avanzare cercando di non inciampare nei ricordi che a volte sono paletti invisibili contro cui sbatti con grande dolore Mi specchio nelle mie mani nel mio viso nel mio peso nei miei anni e come i grani d’un Rosario li vado snocciolando ma è un rosario che non finisce mai nella smaniosa ricerca della felicità perduta o forse ritrovata io senza fine infinita mi perdo negli infiniti mondi del mio incompiuto fra il compiuto e biasimato disordine non voluto o forse cercato
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L'autore
Elena Poldan

Oltre i limiti del finito, oltre giorni preordinati, oltre orizzonti delimitati, c’è uno spazio sconfinato dove navigo alla ricerca di un senso che so già non troverò mai e il bello è proprio questo: è una ricerca senza fine, meravigliosa, che mi disancora da tutto e mi fa sentire libera e infinita. La mia sostanza è

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Commenti (2)

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Francesco Rossi5 luglio 2020

Le paure e l’inerzia nell’affrontarle meritano un discorso a parte. Mentre la poetica nel suo complesso apre a un sentire intimistico che si concretizza con naturalezza in una ricerca interiore che nella chiusa trova la sua naturale consacrazione. Quel disordine cercato o meno è il punto centrale della normalità a differenza della precisione ossessiva che spesso porta a atteggiamenti maniacali.

Nessuno può evitare di inciampare nei ricordi e nei rimpianti che fanno parte della vita di ciascuno. Dei ricordi belli bisogna aver cura perché mai si ripeteranno. E i rimpianti, chi non ne ha? Un introspezione molto ampia e molto apprezzata.