Di lei che son io
A lei che di risi fa coriandoli,
m’appaga di vita e m’infonde
di coraggio e beltà mi diede
mi spense i perché e mi sedette.
Ancor la guardo tra vetri e nidi,
e ancor rivedo del sangue scorre
del mio stesso e stesse carni
d’increduli occhi del dono rimango.
Or comunque del corpicino stringo,
il cuor mi bussa m’elevo a padre
di lacrime scendo che di madre porgo
al ringrazio del cuor di donna chino.
E ancor mi scuso del miracolo celeste,
cotanto non pregio, d’una sedia stanco
mi butto incredulo potente mi dolgo
mentre al calar del cielo m’addormo.
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