Nelle stanze di musiche segrete
Il rumore si perde tra echi di vecchi grammofoni e parole incensate d’immagini
Nelle fantasie di ferro battuto d’antichi cancelli e nella sontuosità del silenzio…
Sento lontano musiche etniche, un treno che parte, le nuvole che cercano di leggere la pioggia
Che cade troppo veloce.
Il riverbero della candela nella lanterna che lascia rimbalzare spirali nere sul muro,
I giornali volano via nelle strade deserte come corvi stampati…
Le vecchie usanze del cuore, il livore dei mirtilli, i sentimenti strappati come fragole
Dai lunghi rami del tempo.
Ricominciare a colorare le mura e a dare il fondo di neve,
Lasciare che il vento muova le pagine ingiallite del libro sepolto
E che il profumo rilasciato dalle esperienze inebri ogni cosa…
Cercheremo ancora di cambiare copertina pur rimanendo noi stessi.
Lasciami sedere sotto obelischi inesistenti su cui s’arrampicano
Fiori di carta velina, appoggiare cerini dietro mele amaranto di vetro,
Lasciami sedere sul davanzale della finestra ad aspettare che il fumo
Si liberi dalle mie labbra come una splendida fenice nomade cancerogena…
Lasciami indossare la luna come un ciondolo
E quando lo aprirò…
Mi ricorderò di come il cielo appariva.
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Commenti (1)
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Azar Rudif8 luglio 2012
Molto suggestiva ed evocativa. Particolare e, personalemnte, apprezzata la divisione delle prime tre strofe. La prima parte è descrittiva di qualcosa di esterno, mentre l'altra descrive senzazioni personali. MA a rileggere si apprezza come le descrizioni di un paesaggio esterno siano in realtà un'interna visione. Da conservare
