...evviva il free jazz

disperate fragili
metafore
planano su pagine virtuali,
non cercano pareri dotti
di crescere non han bisogno
sono solo piccoli boccioli,
il desiderio è respirare brio
riscaldare cuori infranti
donar emozioni forti,
loro implorano pietà
non vogliono essere stravolti,
lasciali in pace orsù
tu critico che non vai oltre gli schemi
perché convinto
- la musica è già scritta – -
tu che lezioni pensi solo a dare
distante sei dalla ragione,
non sei giudice del verbo
tanti mondi hai ancora da scoprire,
sciogli quindi le briglie del tuo ego
rilassa i muscoli dell’irto volto
fa che la tua mente sia airone
vola, staccati dal grigior saccente,
così che a quest’anime di speranze colte,
passeggere nella felice landa,
un sorriso arrivi in fondo al cuore,
flagellati dalla realtà del tempo
cercano sollievo alle ferite,
solidarietà un cenno una carezza…
frena la lingua dunque, metti la mano al petto,
prova ad imparar cos’è il rispetto…
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Commenti (4)
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D
Davide D18 gennaio 2008
forse un po' prolissa. Per il resto una satira tenera ed incisiva, contro una razza troppo diffusa e non ancora in via di estinzione!
Triste18 gennaio 2008
”La musica è già scritta” ma quella estemporanea che nasce spontaneamente... ispirata da un intenso sentimento e non riproducibile ha un fascino tutto particolare... è unica.
W
White18 gennaio 2008
Tutti bravi a giudicare, criticare... disintegrare. Ma chi può erigersi ad onnipotente giudice? all'autore, condivido il suo sfogo.
Paolo Ursaia18 gennaio 2008
Poesia piaciuta; una garbata polemica, diretta contro i ”possessori del verbo”, qualsiasi esso sia... per giudicare, ci vuole comunque grande umiltà...

