Della terra le viscere
Atri ululati di feroci zanne
riecheggian nella notte coi miei passi.
Sol mia compagna una pesante spada
trascino, che trafugai dalle fucine di Vulcano.
Occhi di brace di ignote creature
furtive appaion e rie
dal fosso e l’acquitrino.
Avanzo,
lenta e cauta incedo,
dal coraggio che sol Monna Paura dona
tormentata e spinta.
Avanzo,
e del piè da invadenti ortiche insanguinato
non mi curo
e delle stanche membra il lamento
non odo.
Avanzo,
l’elsa brandendo con serrate mani
e al fin radura appare
ed albeggiar
e cinguettio d’uccelli.
E furibonda e fiera
Della terra le viscere trafiggo.
©
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