Di tua beltade
Di tua beltade ogni ora io mi beo e godo
figlio dalle tante inaspettate meraviglie.
Sei bello si, ai miei materni adoranti occhi,
ma di certo l’unica non son ad ammirarti.
Forse però sola, ah fortunata genitrice, intuire posso
da un guizzo nei tuoi occhi o da una tua parola
l’emozione ed il pensier che ti percorrono,
in attesa restando che esprimerli li voglia.
Ancestrali legami di latte, riso e pianto
riemergono a volte quando per parlar mi cerchi,
la voglia ancora emerge ed il bisogno antico
di uniti riuscire a far parlar le nostre essenze.
Figlio arrivato senza desiderio e istinto,
mai immaginato di tante meraviglie.
©
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