Ruggine.
Ruggine morì, sul suo chiodo,
non bastò l’aceto di vino
per riportarlo a noi
e neanche il sorriso
della mamma
nero come un sudario
steso lungo la via
dopo il bombardamento…
lo raccolsero, come cenere da un piatto,
e lo buttarono in un gran pozzo nero
di fango e petrolio
insieme a tanti altri fratelli ferrosi
a fondere nella fonderia.
Raccontarono molto dopo,
a tanti di noi,
che i soldati al lavoro
spesso si deconcentravano
presi che ne so da un bel sedere
o da un succulento panino
e non guardavano la macchina operare.
Di questi morti dissero
ne contiamo a milioni.
Il grande cancello,
che delimita il cimitero,
è pieno di ruggine
non basta l’aceto divino
a scioglierne il dolore…
di lavoro si muore
di guerra si muore
d’amore si muore
Oggi purtroppo anche di niente si muore.
©
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Commenti (1)
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M
Maurizio Brancaleoni12 febbraio 2008
..una buona poesia di denuncia che non scade nel facile stereotipo e che si fa leggere fino alla fine...