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Riflessioni 24 marzo 2026 · lettura 2 min · 157 letture

Il pianto della Madre

Alma Gjini 264 poesie pubblicate
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Non cercarmi nel marmo o nel trofeo, io sono fango che la pioggia bagna mentre il mondo si chiude in mausoleo, e sopra i monti l’odio si accompagna. E in questo fango sento tutto il peso di madri, con le unghie ormai spezzate, che scavano la terra, il cielo arreso, per riabbracciare vite calpestate. Ed io, che tremo per il sangue mio, per quel germoglio nato dal mio seno, volgo lo sguardo a un muto e sordo Dio, mentre il futuro affonda nel veleno. Che lascerò in eredità a mio figlia? Macerie, e un cielo carico di veleno? Mi si spegne in gola la fede e ogni consiglio, mentre l’orrore ci divora il seno. Se un giorno passerai lungo la riva e troverai soltanto cenere e vento, non chiederti se allora io fossi viva, ma se conobbi amore un sol momento. Non voglio fiori - voglio la tua mano - che sfiori il vuoto di chi resta solo poiché l’abbraccio d’un amore umano è l’unica ala per l’estremo volo. Resta il mio pianto a fecondar la sponda, oltre la guerra e l’odio che s’avanza poiché il cuore di donna è l’ultima onda che ancora batte con speranza.
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Un affettuoso saluto (Marcella Usai)

Commenti (2)

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Marcella Usai25 marzo 2026

Il testo della poetessa Alma Gjini è una potente meditazione sulla sofferenza materna in tempi di guerra e distruzione. La poesia alterna immagini di dolore concreto e riflessioni sul futuro incerto dei figli, creando un contrasto tra l’orrore del mondo e la forza vitale dell’amore materno. Il messaggio centrale è che, nonostante macerie e odio, l’affetto umano rimane l’unico sostegno e la speranza più autentica. Il pianto della madre diventa simbolo di resilienza e custodia di vita, oltre la devastazione. Molto bella, sentita e condivisa.

bellissima poesia fortissima meditazione della sofferenza materna nei tempi di distruzione e guerra strazia il cuore grandissimo applauso