L’angelo nel giardino dei chiodi

La bacheca della poesia
Le sensazioni lasciate dai lettori.
Un affettuoso saluto cara poetessa. (Marcella Usai)
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È un componimento di rara potenza e amarezza, che spoglia la Pasqua di ogni luce per rivelarne l’aspetto più crudo e materico. L’angelo non è una creatura celeste trionfante, ma un testimone schiacciato dal peso di una sofferenza ciclica e inevitabile. Attraverso immagini come mercurio, ossidazione, olio di scarto, la poetessa descrive una ferita che non può rimarginarsi, mettendo in contrasto l’indifferenza quotidiana del mondo (che "si lava i denti" o "compra vestiti nuovi") con la precisione geometrica del dolore sacro. È una riflessione molto profonda, congratulazioni molto bella.
Il testo della poetessa Alma Gjini trasmette un senso profondo di dolore silenzioso e consapevole. L’angelo non è una figura luminosa e consolante, ma stanca, appesantita, quasi umana nel suo soffrire. Le immagini sono dure (ferro, chiodi, cenere) e rendono la sofferenza concreta, inevitabile. Colpisce il contrasto tra il dolore che si prepara e l’indifferenza del mondo che continua la sua routine. La “Pasqua di fiele” suggerisce una speranza amara, ferita, in cui la resurrezione non cancella del tutto il dolore. Versi condivisi, apprezzati, meritevoli d’elogio.
una poesia molto potente ed amara che emoziona con le sue figure poetiche bellissime e coinvolgenti complimenti cara poetessa



