576 lettori online · 359.125 poesie · 7.573 autori
La Piazza Entra Iscriviti
S Scrivere Poesie & Racconti
Pubblica
Home Poesie Introspezione
Introspezione 3 aprile 2026 · lettura 2 min · 142 letture

Il canto delle voci e della luce

Alma Gjini 264 poesie pubblicate
+ Segui
Il mondo geme sotto un cielo opaco, sa di ferro e di fumo, le strade trattengono passi senza nome. Chiama - non con parole, ma con crepe nei muri, con frutti marciti tra le dita. “Venite.” Tra fango e frutti spezzati – risponde Neruda: una pesca aperta cola sulle mani, il pane si spezza e profuma ancora, nei vicoli qualcuno ride a metà. La terra insiste, sporca, viva, e sotto le unghie resta il sole. Tra soglie chiuse – sussurra Dickinson: non bussare – ascolta - il vuoto tra due battiti il fiore che esita una crepa nella tazza lì una luce minima trattiene il giorno. io celebro i corpi che sentono, gridò Whitman: le mani larghe, il sudore, i piedi nella polvere, i petti che si alzano insieme -respiro su respiro - nessuno è solo quando il sangue ricorda la strada, canto carne e vento, fango e denti stretti, e il mondo riprende corpo in ogni passo. Allora tra pietre e ferri, tra fango e residui, qualcosa cede: una mano resta aperta, un passo non si ritrae, tra i cocci un filo verde insiste, cresce, pulsa. E senza nome, quasi senza voce, la luce ritorna batte nel petto del mondo, nel cuore che non smette di sentire.
♥ 0 💬 3
© Tutti i diritti riservati. L’opera è protetta dalla Legge 22 aprile 1941 n. 633 sul diritto d’autore: è vietata la riproduzione, anche parziale, senza il consenso dell’autore.

Questa poesia nasce per ricordare la bellezza che il mondo ha dimenticato, immerso nel superfluo quotidiano. Ho cercato nei Poeti, quelli Veri la voce capace di mostrarci ciò che la vita, nel silenzio e nella poesia, sa ancora rendere sacro naturalmente a modo mio...

L'autore
Alma Gjini
Tutte le opere →

La bacheca della poesia

Le sensazioni lasciate dai lettori.


Complimenti Alma! (Marcella Usai)

Versi molto profondi. (Ausilia Giordano)

Un caro saluto, per una serena Pasqua (Antonietta Angela Bianco)

Commenti (3)

Accedi per lasciare un commento.Accedi
Marcella Usai3 aprile 2026

In questi versi sento il peso del mondo, il fango, i frutti marciti… ma vedo anche la vita che resiste, la luce che ritorna. Il dolore non annulla tutto: c’è respiro, corpo, crescita. Anche tra caos e desolazione, qualcosa pulsa e continua a sentire. Un abbraccio

Ausilia Giordano3 aprile 2026

Il passato e il presente si rincorrono e s’intrecciano in questi versi, in una disputa senza fine. Tutto crolla sotto lo sguardo inerme dell’uomo, che vive d’incuria della preziosità che offre il mondo, producendone sempre più la decadenza. Lo spirito umano ribolle di desideri, ma non muove un passo per salvaguardare la vita del mondo. Elogio.

Un componimento intenso e suggestivo, che trasforma il degrado e la sofferenza urbana in un atto di resistenza poetica. Attraverso le "voci" di grandi poeti, il testo celebra la forza della vita che pulsa ostinata tra le macerie, trovando la bellezza e la luce proprio laddove il mondo sembra più fragile e sporco. Molto intensa e sentita. Complimenti!