Bambina smarrita
Guardai dal basso della bicicletta
avevo appena tolto le "ruotine"
e mi sentivo ormai così importante
da dar consigli alle altre piccoline
nel cortile della casa popolare
in quell'agosto del 64
rumori di stoviglie e pollo fritto
da far venire fame a ricordare
lenzuola tese, bici arrugginite
sabato sera sudato di zanzare
ortìca e fiori semplici, zagare,
bianche canotte stese ad asciugare
E mi perdevo guardandomi le mani
addosso ai troppi chili di paura
quando ogni volta sussultavo, tesa
sui colpi sordi, le grida di mia madre
fuggivo allor veloce come il vento
ma il mio futuro mi seguiva sempre
fino a raggiungere il cancello verde
alto, perenne e un po'pericolante
piccoli pugni levati verso il cielo,
occhi di pece, carboni accesi in mare
lacrime calde scendevano copiose
"solo tu cancello puoi capire... "
Il sibillar del vento rispondeva
Con le sue magre dita da pianista
ed il suo canto pareva consolante
...unico, muto, amico cigolante
©
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L'autore
Donatella Piras
Autrice metropolitana dai toni duri e taglienti, forti a volte spietati. Non è comunque raro seguirla in esplosioni emotive dalle note dolci che rasentano il classico. In ogni caso si tratta sempre di versi estemporanei e senza falsi pudori. Anzi, la sua è un’eterna lotta contro ipocrisie e luoghi comuni. Appas
Commenti (2)
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Angela23 febbraio 2008
poesia meravigliosa che comunica un dolore che colpisce tutti forse anche coloro che sembrano indifferenti a questi problemi
S
Silvia M27 novembre 2008
Guardarsi le mani come per distogliere l'attenzione ma infondo sapere e capire, e crescere all'improvviso diventando consapevole delle nostre debolezze. Davvero molto bella.
