...fede simulata

deformi verbi sussurrati al cielo,
minacciose nubi sentenziano
tempesta
acida pioggia cadrà
intristendo cuori solitari,
sconvolgendo
innocenti preghiere
figuri torvi impellicciati
riempiono
luoghi chiamati sacri
in uggiosi giorni comandati
fede simulata
dispensa
il maschio celebrante,
sfruttati sensi di colpa,
antiche ansie
mercato sempre aperto,
blasfemi condoni
in vendita,
chi giudicherà i giudici,
nume assente
beato chi
di un’anima tersa
è ancora detentore...
©
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Commenti (3)
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G
Gian Franco Dandrea5 marzo 2008
Parole ”sante”. Io sono credente e perfettamente d'accordo con ciò che scrivi. Mentre li credenti, quelli co' 'r paraocchi, c'hanno la faccia d'arisponne: ”nun vede' quello che ffa er prete, devi solo da senti' quello che ddice!! ”.
P
Patrizia Chini5 marzo 2008
”nume assente” credo sia il concetto che sintetizza questa bellissima poesia ... il lluogo è sacro, s'innalzano preghiere in un'tmosfera di mercato... ma Dio? fuggito anche lui, in disaccordo con chi e come viene realizzato il sentimento cristiano. Ottimi sia stile che contenuto
Paolo Ursaia5 marzo 2008
Profonda, acuta, implacabile riflessione poetica, in versi armoniosi e ben strutturati. Introspezione apprezzatissima.
