Olio di fegato di merluzzo
Come cornacchie
All’ordine del giorno
Come porti sepolti in fondo al mare
E spigole secernenti ardori.
Come esche spartite a mezzo con l’amo
Come me e te
Che stiamo a guardare lo stesso film
Mentre dalla finestra filtrano odori
E signore e signori e battiti d’ali.
Io odo il tuo respiro
Come campane a morto
Come oleandri in fiore fuori stagione
Accendi pure la luce
Sull’acqua e sapone di ogni mattino
Sul detersivo non biodegradabile che uccide il mare.
Io sono dentro
E lo sai e mi vedi e mi senti
Muoviamoci più in fretta per favore
La fine sarà più vicina e più strette saranno le sbarre
S’abbasserà il soffitto
Si schiaccerà contro il pavimento e noi due in mezzo.
È la morte che volevi, che volevamo
Che sognavamo e non abbiamo mai cercata.
Come sogliole fritte sul fondo d’una padella
Come una montagna di piatti non lavati
Come lembi di terra mai coltivati.
A pomodori.
A colori.
Su pagine in bianco e nero
Nero di seppia e prezzemolo e rosmarino
A condire giorni insulsi e pieni di allori.
Eppure anche questo tempo è passato.
Tutto è scorso come onde infrante in un mare di lacrime.
Come paranza.
Come gamberi.
E spunta il giorno, cazzo.
Come merluzzo,
A chiedere indietro l’olio del proprio fegato.
©
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