Tibet, l’ombra della libertà
Dalla fine all’inizio non occorre il titolo
non occorre parlarne,
le immagini commentano la storia.
Siedo sotto un albero,
nel verde umido in un giorno buio,
senza pioggia a tamburellare.
Passerà alla storia, quest’anno,
senza studiarne la causa
ricordando solo la data
di questo attimo eterno alla ricerca della libertà.
Questo albero è una quercia,
il prato ha un nome,
un sentiero traccia la via tra i cespugli
ed il vento copre il cielo di nuvole.
E’ qui che sono io
ma lo stesso posto
potrebbe essere la, in Tibet.
Non accade nulla, intorno, di rilevante,
non per questo nel mondo c’è pace
e anche questo prato fu invaso da popoli vicini.
Il silenzio non accompagna la quiete
ed i cortei per le cause
alimentano il fuoco
di speranza di un popolo.
Le insurrezioni
sono come i sassolini del prato,
tanto piccoli ma tutti uniti,
stretti a formare un sentiero
che condurrà alla liberazione.
Aggrovigliato e radicato è il quadro della svolta
con i colori che pressano il pennello
per impressionare la tela della nobiltà del momento.
Io sono qui e fisso l’orizzonte,
sopra di me un passero agita al vento
ali che non sono solo sue
e quando mi incontra fugge veloce,
lasciando la sua ombra sul mio corpo.
La stessa ombra
riflessa dal Dalai Lama
riempie di certezza
per una pace mondiale:
ora, questa certezza è offuscata
da ciò che è più importante
di ciò che non si vuole
-La libertà del Tibet-
©
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