Nella vostra stessa immagin vi beate
Nella vostra stessa immagin vi beate
rimirandola ogni ora in eterno specchio.
Di essa vi nutrite e sostenete vanesio
sicuro che ogni cosa è pura apparenza.
Sarcasmo e noncuranza spesso sfoggiate
a chiunque essa con verbo osi scalfire.
Pigramente adagiato nel non voler pensare,
abbarbicato ad essa oltre non osate vedere.
In superficie vi è proprio navigare,
troppa fatica spingersi nei fondali,
troppo coraggio affrontar i propri mostri richiede,
meglio adornarsi con posticce penne di pavone.
Di niuno aver bisogno millantate, ma ad
un eterno gioco di seduzion siete obbligato.
Ad una coazione a ripetere siete dannato,
perché da quello specchio mai attenzione distogliete,
perché da quel riflesso vi fate abbacinare,
mai nervi e sangue impegnando nell’arena dell’amore.
Quale aracnide astuto la vostra tela tramate,
con magistrali lusinghe per concupir le vostre prede.
Di amor anche osate parlare con sfacciate e
carezzevoli parole seducendo, e con abil mosse.
Per solo questo scopo siete fatto
che senza frutto, arido è il vostro agire.
Di seduzion il gioco è il vostro fine, tal
che la preda abbandonate ormai conquisa,
per continuare ancora ed ancora all’infinito,
per saziar le brame di quella immagin vacua.
Amor di cui tante blaterate non vi appartiene;
impotente siete a vostra immagin fiso.
©
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