Bestialità o umanità
Io ti vedo, fratello nero,
vedo il volto del Cristo
nella sofferenza di essere uomo.
Il pensiero bianco
e solo di primeggiare sopra i simili,
essere grande con i piccoli
vomitando la bestia che è in lui
sempre, comunque e ogniqualvolta
si vanta delle proprie azioni.
Povere mani aggrappate alla speranza,
povero volto trafitto da rami puntiti
gocciolanti miseria infinita.
Il tuo spirito ancora vaga sconsolato
di alito in alito, di animo in animo
rimpiangendo l’aver abbandonato
il corpo martorizzato senza aver raggiunto
il cuore dell’uomo.
Un tuo batter di ciglia cambierebbe tutto,
in un baleno cesserebbe la bestialità.
invece, come una madre custodisce
il suo figlio più debole,
ci lasci vivere
Siamo liberi di non essere uomini,
liberi di sfogare la nostra violenza,
fino a quando la tua anima donata
diverrà luce del mondo
ed il pianto del fratello nero,
sarà solo una stilla di rugiada
che cadendo infonde la primavera
©
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