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Impressioni 7 giugno 2008 · lettura 3 min · 1772 letture

Sogni riflessi

I
Ivano Caroselli 164 poesie pubblicate
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La coscienza lascia la casa ospitale del giorno, socchiude lentamente la porta alle spalle della luce mentre pensieri lontani giungono a cavallo del tempo. Questa sera il buio non è solo, intossicato dal fumo dei sogni, trasporta profumi vecchi e nuovi invadendo la notte. C’è un momento veloce che trascina sereno l’incoscienza dove lo sguardo fruga il ricco armadio del nulla interiore indossando il vestito del sonno, mentre si accendono visioni. Nei sogni mi invento vivo e protagonista, come in realtà non sono, sono un miope della vita, ma non sono il solo. Nelle azioni degli uomini vedo altri più miopi di me, ed allora lascio le mie speranze tra le immagini sconsolate di gente costretta in ospedale, tra le case dei senza cibo, tra i ragazzi vuoti di senso, nei ghetti della sofferenza, nelle lacrime dell’umanità che piange pioggia sottile impregnando la coscienza. Mi accorgo che in questa fretta di vivere a rincorrere i sogni, non vivo più. Il passato resta un’immagine sfocata alle spalle del futuro proteso verso l’ignoto, il tempo smarrisce i colori sbirciando un domani umido di immagini felici. Vorrei prestare i miei occhi miopi alle persone che non vivono questa realtà, infonderli con la forza della lotta, dell’esperienza umana, per poter cambiare la rotta prima di naufragare sulle rocce dell’inutilità. Sono imprigionato da questo tempo, in questa società difficile da digerire, dove anche i miei sogni sono sfiniti, stanchi di alleviare il male di esistere. I nostri sogni sono detenuti dalla paura di scoprirci diversi e noi restiamo gli sconosciuti di sempre. Osservo gli amici di ieri, insonni a spasso in un mondo non più mio, rubare sogni alla notte e parlare tra i ricordi fino a quando l’alba trrasmuta in un acquarello e la quiete raggiunge i corpi abbandonati alla stanchezza. L’amarezza invade la coscienza, non già per il passato, quanto per il futuro incerto difficile da raggiungere, per gli occhi chiusi che non scorgono speranze. La mia incudine non aspetterà il martello battere, mentre il canto di un batacchio raggiungerà i confini delle terre che conosco e gli amici ed i nemici, si sconforteranno del quadro funereo. A volte è necessario farsi fagocitare dai pensieri sgradevoli, dai sogni impossibili perché più felice è il ritorno alla vita. È fresco questo sole che scalda il neonato giorno, fresco di vita nuova, mentre passi non più frettolosi riecheggiano la fatica del cammino.
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