Sogni riflessi
La coscienza
lascia la casa ospitale del giorno, socchiude
lentamente la porta alle spalle della luce
mentre pensieri lontani giungono a cavallo del tempo.
Questa sera il buio non è solo,
intossicato dal fumo dei sogni,
trasporta profumi vecchi e nuovi
invadendo la notte.
C’è un momento veloce
che trascina sereno l’incoscienza
dove lo sguardo fruga
il ricco armadio del nulla interiore
indossando il vestito del sonno,
mentre si accendono visioni.
Nei sogni mi invento vivo e protagonista,
come in realtà non sono,
sono un miope della vita,
ma non sono il solo.
Nelle azioni degli uomini
vedo altri più miopi di me,
ed allora lascio le mie speranze
tra le immagini sconsolate di gente
costretta in ospedale,
tra le case dei senza cibo,
tra i ragazzi vuoti di senso,
nei ghetti della sofferenza,
nelle lacrime dell’umanità che piange pioggia sottile
impregnando la coscienza.
Mi accorgo
che in questa fretta di vivere a rincorrere i sogni,
non vivo più.
Il passato resta un’immagine sfocata
alle spalle del futuro proteso verso l’ignoto,
il tempo smarrisce i colori sbirciando
un domani umido di immagini felici.
Vorrei prestare i miei occhi miopi
alle persone che non vivono questa realtà,
infonderli con la forza della lotta,
dell’esperienza umana,
per poter cambiare la rotta prima
di naufragare sulle rocce dell’inutilità.
Sono imprigionato da questo tempo,
in questa società difficile da digerire, dove
anche i miei sogni sono sfiniti,
stanchi di alleviare il male di esistere.
I nostri sogni sono detenuti
dalla paura di scoprirci diversi
e noi restiamo gli sconosciuti di sempre.
Osservo gli amici di ieri, insonni
a spasso in un mondo non più mio,
rubare sogni alla notte e parlare tra i ricordi
fino a quando l’alba trrasmuta in un acquarello
e la quiete raggiunge i corpi abbandonati alla stanchezza.
L’amarezza invade la coscienza, non già per il passato,
quanto per il futuro incerto difficile da raggiungere,
per gli occhi chiusi che non scorgono speranze.
La mia incudine non aspetterà il martello battere,
mentre il canto di un batacchio
raggiungerà i confini delle terre che conosco
e gli amici ed i nemici,
si sconforteranno del quadro funereo.
A volte è necessario farsi fagocitare
dai pensieri sgradevoli, dai sogni impossibili
perché più felice è il ritorno alla vita.
È fresco questo sole
che scalda il neonato giorno,
fresco di vita nuova,
mentre passi non più frettolosi
riecheggiano la fatica del cammino.
©
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