E rinasco
Ai primi chiarori d' albedo mi risveglio:
metempsicosi consunta in rapidi istanti.
Fili dorati dalle nubi incandescenti
dipartiti da invisibili gomitoli ardenti,
coperti alle finestre dell' anima che solo ora
accennano a dischiudersi
con pacata naturalezza.
E dolce è l' odore dell'Oleandro,
barbagli veleno, occulto meandro,
profumo viola agreste di lavande
odore di ginepri e di ginestre
bisbiglio di verdi sussurri.
I Suoi rami, braccia al cielo, intersezione con l'infinito.
Sibila corvo la tua monotonia lancinante
trafiggimi luce di sfavillio accecante,
sbadiglio,
non trema la composta serenità del movimento
adatto,
fluido d'alabastro questo limpido stallo
prigione amniotica, cristallo
luccicano nella piana scaglie d'uno specchio.
Il tempo di quiete è finito,
infilo la Porta nel muro d'Ostro sbiadito
che armonia del canto solare non appaga,
come il vuoto concavo di noia
della mia anima non democritea:
le mie braccia, rami al suolo, intersezione con l'abisso.
Inesausta ricerca d'eternità la fugace bellezza d'ogni alba.
©
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