Quando pronunci il mio nome
Non sai quanto lenisci le ferite
quando pronunci il mio nome
che basta un tocco lieve della voce
per riportarmi a me stesso
eh si, mi sono perso ricercando
mondi diversi nelle stanze esterne
e a furia di adattarmi son rimasto
estraneo a me stesso
è chiaro che non so spiegarlo
com'è, com'è che alla partenza c'ero
e non mi trovo più all'arrivo
ma so che tu capisci,
che quando dici “sei tu, Francesco”
è proprio perché lì nella tua mente
mi custodisci
che sono, credo, ancora,
vivo
oh, se questa è angoscia
venga come un mare
a riportarmi indietro i pezzi persi
ma la tua voce non mi lasci andare.
©
Tutti i diritti riservati. L’opera è protetta dalla Legge 22 aprile 1941 n. 633 sul diritto d’autore: è vietata la riproduzione, anche parziale, senza il consenso dell’autore.
Commenti (1)
Accedi per lasciare un commento.Accedi
Mirella Crapanzano11 luglio 2008
Ha una musicalità dolce, questa poesia, che si legge d'un fiato e sembra una carezza quel nome, che viene pronunciato, tanto da essere capace di legare, di avvincere a sé, come un porto sicuro che accoglie una nave dopo il pericolo di tempeste... bellissima!
