Ho conosciuto (perdendo) un amico
Un giorno dell’uomo
nasceva il tuo cuore
malato
di sogni e d’amore.
Appeso ad un bimbo
una folle corsa
risuonava
con pianti e lamenti
ma tu
eri pronto a lottare.
La morte arrivava
un attimo dopo
la vita
e non poteva più
raggiungere
gambe molli
vogliose di crescere.
Qualcosa però
aveva toccato
i circuiti del cuore,
sembrava
un appuntamento
in un giorno preciso,
in un momento preciso
che sapevi
non poter mancare.
Intanto lottavi
scalavi colline,
monti e ghiacciai
cercando
di spianare le cime.
Volevi tutto
allo stesso livello,
una corsa
dalla stessa partenza
tutti pronti
al medesimo via
e dimostrare
di poter giungere
all’arrivo
come tutti,
soffrendo e sgomitando,
imprecando il fiato
di non andarsene,
non prima dell’arrivo.
Il compito era arduo,
già prima
qualcuno aveva provato
e non desistito
ma ucciso.
Ma tu non eri
il figlio
ed i monti
sono rimasti alti,
il poco tempo lasciato
non aveva creato pianure,
solo un lembo di terra,
piano, accoglieva
la tua voglia di lottare
e gli uomini restano
senza la voglia
di spianare la vita.
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Commenti (3)
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Berta Biagini6 agosto 2008
Da leggersi tutta d'un fiato per comprendere meglio l'amicizia che si nasconde. Letta e riletta. Piaciuta.
R
Rocco Luigi Carlo6 agosto 2008
Una poesia bellissima, un filo sottile che ha regalato un momento in più alla vita.
Rosy Marchettini6 agosto 2008
Poesia splendida! Commuovente che lascia seza fiato, i suoi versi penetrano nell'animo facendolo vibrare! Grazie per questa poesia che ci porta anche a riflettere!

