Testamento d'un nascituro
Le macchine sgorgano dalle strade
come un’emorragia dell’inferno
come vascelli zeppi d’un’umanità ingrata:
nel buio lancinante
pieghiamo i ginocchi
sui freddi marmi della fede;
appena il buio si dirada
ci rituffiamo nella miserabile superbia della ragione.
Oppure, devoti nell’azzurro,
ingiuriamo Dio appena esso,
a nostro insindacabile giudizio,
ci priva di qualcosa o di qualcuno
o ci crocifigge a ferri laceranti
come una sete inevasa.
Nell’uno e nell’altro caso
non abbiamo esitazione alcuna
nell’attribuire all’incerto
la responsabilità di ciò che siamo.
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Commenti (1)
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Marina Como12 agosto 2008
Asciutto e esente da fronzoli il linguaggio che ben descrive l'inferno della terra: con un occhio all'ipocrisia umana e l'altro al nero del vivere. Ai futuri uomini di una vita che sà di morte, ironia amara il titolo sottolinea, non rimane altro che fare testamento.