notturno adagio
Le stelle
in delicata danza rischiando
come pattinatrici destinate a cadere,
strappano l’ultimo applauso
prima che l’alba ne imporpori le schiene.
Gli spettatori in fila all’uscita
tra il fumo e le carte buttate, la memoria
-come una vigna devastata dalla grandine-
non concederà la preziosa uva dei ricordi.
Ci sembrerà d’aver sognato:
la luna
che dominava il cielo come una medusa,
gli occhi bramavano il veleno
che divampava nei vicoli
come musica accennata per diletto
da un violinista appoggiato alla miseria.
Ci sembrerà d’aver sognato.
©
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