Kebab
L'odio di masse arringate
le bassezze ed efferatezze
compiute dall'uomo sull'uomo
il puzzo tumefatto dei cadaveri
anch'essi come il cielo
in raggrinzita decomposizione
il volto di tutti e di nessuno
carponi (come a bere)
sommerso fino agli occhi
in una pozza di petrolio
i gemiti dei morenti
attaccati con le unghie e l'ignoranza
alla vita come alla fede
le urla senza più voce
di madri senza più figli
non s'avvertono
nel sapore prelibato del kebab...
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Commenti (1)
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Fabiomartini20 settembre 2008
la poesia è perfetta nella sua musicalità e non si può negare anche un pathos permeante. anche la posizione di quella parentesi la trovo appropriata come un inciso tanto per sottolineare la precarietà. quindi nell'insieme la trovo molto gradevole anche se il frastuono vuole essere quasi apocalittico. unica pecca che forse vi trovo ma che neppure è, probabilmente: la chiusa. quel kebab buttato lì. ma sicuramente c'e' un motivo valido che non colgo. sicuramente a mio avviso è una poesia di un alto contenuto sia etico che morale. tecnico? direi che qui l'astuzia del poeta e la pratica del dominio delle parole lo ha aiutato molto.
