Terrore dopo l'esplosione
Daniele Lapenna
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E' quel che si respira
al finir della tempesta
deserto umido s' ammira
onorando le sue gesta
ticchettìo della pioggia
su carcasse abbandonate
il buio ora sfoggia
le costruzioni diroccate.
Il vento è ghiacciato
scintillan i tralicci
sangue ovunque è gettato
accanto a carte sacchi e spicci,
i passi sono lenti
tra le pozzanghere fangose
tra i lampioni tutti spenti
di cadaveri odorose.
Le tenebre pian piano
ricoprono pareti e ponti
nessun luogo or è sano
dai mari sino ai monti
la distruzione s' è voluta
e cercata con affanno
la voglia è stata posseduta
senza onori e senza inganno.
©
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L'autore
Daniele Lapenna
Sono un ragazzo classe '86 che prende ciò che ha in testa e crea parole in rima.. sono rimaalternata-dipendente. La vita è una e solo nostra, viviamola appieno, gustiamone ogni secondo e non preoccupiamoci nè per il futuro, nè per un possibile aldilà, spesso crediamo di vivere il presente ma le nostre menti so
Commenti (1)
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B
Benito Ciarlo5 ottobre 2008
E' oscura, non perché tratti di morte. Il senso sfugge, quasi non fosse che la descrizione d'un incubo o il ricordo d'un film catastrofico. Forse è metafora delle ultime vicende umane... chissà?
