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Riflessioni 15 ottobre 2008 · lettura 2 min · 13242 letture

Al milite ignoto

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Diego Bevilacqua 121 poesie pubblicate
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Fisso innanzi a rimirar questa fredda pietra, prego davanti al tuo dolore, quand'ecco un passero, o milite ignoto, portare il tuo nome. Non c'è anima dentro corpo divorato da vermi, né umano calore che sapeva riscaldare. Amaro è questo veleno! E l'abbraccio alla tua amata, ai tuoi amici, ai tuoi compagni di fucile. A tua madre. Anch'esso è vuoto. Allo stesso modo non più labbra toccheranno loro simili, scambieranno saliva. Non daranno più baci, e l'ultimo l'ha rubato la Morte. Con lui il tuo cuore. Ora ricordi al sapore di sangue dentro la tua testa, e paura di soccombere al colpo nemico. Allo sparo di un fratello. Vane, misere parole al cospetto di questo defunto principe, non da arma ucciso, ma da freccia intinta d'odio e potere. E non vorremmo mai esser nati. Mi inchino a te coraggioso cavaliere, morto per i tuoi ideali. E non importa se angelo e demone, Bene o Male, anche tu eri carne e sangue, anche tu sapevi amare. E di questi versi voglio farne epitaffio, per coprirti dal gelo dell'eterna notte, dalle vergogne di una tomba nuda.
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© Tutti i diritti riservati. L’opera è protetta dalla Legge 22 aprile 1941 n. 633 sul diritto d’autore: è vietata la riproduzione, anche parziale, senza il consenso dell’autore.
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L'autore
Diego Bevilacqua

Mi basta soltanto avervi trasmesso qualche parte di me...

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Commenti (8)

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W
Whiterose15 ottobre 2008

Le vergogne della guerra ben descritte in questi versi. Piaciuta e condivisa.

Giulia Aurora15 ottobre 2008

descritta benissimo la dimenticanza che noi diamo a chi si è sacrificato per la nostra libertà

Rosy Marchettini15 ottobre 2008

Anche lui sapeva amare... Il milite ignoto colui che rappresenta tutti i nostri soldati morti in battaglia, corpi senza nome... Bellissima e forte questa tua poesia... piaciuta immensamente

Frammento15 ottobre 2008

...sentita questa tua... Profondamente bella anche se atroce nel suo significato...

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Phersu15 ottobre 2008

Hai saputo rendere con crudeltà e realtà la guerra, una vena di dolcezza e dolore attraversa i tuoi versi. Siamo Demoni o Dei, eroi o vigliacchi, dipende da che parte del campo di battaglia scegliamo, dalla potenza dei nostri ideali e delle nostre armi. Siamo uomini perché non possiamo fare a meno della guerra, nata con noi e che da sempre ha albergato nei nostri animi, ha retto le nostre economie e ci ha permesso di sfogare il nostro immenso odio generato dalla nostra immensa capacità di amare, in quel delicato equilibrio che è iln ostro animo. Questa tua poesia andrebbe incisa sulle pietre e sul filo spinato che divide Paesi e genti, sui muri costruiti per dividere i fratelli, sull'acciaio dei cingolati che dilaniano la terra.

Antonio Biancolillo15 ottobre 2008

La crudeltà della guerra, le sue atrocità su uomini come tanti, tutti uguali dove nessuno è vincitore, nessuno è vinto. Sono solo dei corpi, come dicono questi crudeli versi. Corpi che non esisteranno più. Un dolce pensiero a tutti loro.

Charlo17 ottobre 2008

La bellezza cruda della fotografia di questo essere in una muta preghiera innaturale/forzata/terrifficante. Una sorta di preghiera come può apparire la poesia estremamente scritta bene, scorrevole, a tratti quasi dolce, semplice e perfettamente comprensibile, in un modo personalissimo del giovane poeta baudlairiano... Un ode al milite ignoto... un'ode alla vita! sinceri.

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Matteo Testi15 settembre 2009

Letta e riletta con il cuore questa stupenda poesia che per le tante emozioni che mi ha regalato riesco solamente a dire meravigliosa, Stupenda... Senza parole... Grazie