Senza titolo
Da quale terra vieni, quali ghiacci,
quale pallido sole; da quali acque
sei sorta splendida Venere?
Domande non trovano risposta,
e fascino dorme in questa
notte buia tra le tue esili
braccia, come un bambino
cullato dalla madre.
Ed il cuore arde ad infernali
occhi di ghiaccio, mia prigione
e mio dolore, mio cappio, mia lama.
Ti devo ringraziare bianca piuma
d'angelo, che macchiata del sangue
di mute parole,
plasmi versi.
Non riesce questa secca lingua
a baciare rivoli d'aria;
ora però è inumidita dal verde gioiello
che dipinge ed allieta la mia serata
Intanto danza su quel seno
la bellezza, sul tuo ventre,
lungo quel fiume dorato
di capelli.
Ed io maledico la disgrazia
di battente cuore che folle
urla e chiama,
bruciante della fiamma
d'estetico Amore.
Devo saltare, gettarmi nell'abisso,
provare. Magari sfiorerò quelle mani,
inebrierò le nari d'intensa
essenza di mare.
Che tu sia oasi o mero miraggio
in questo assurdo deserto non importa,
dopotutto ci sono solo io,
triste cuore al latte di miele.
©
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Commenti (4)
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Phersu26 ottobre 2008
Molto bella, anche di leopardiana memoria, sull'amore immaginato, forse il più vero.
Frammento26 ottobre 2008
...a volte il razionalizzare rende l'oasi miraggio... ed è diverso... Così lasciati cadere... in qualunque caso saprai crescere... Molto bella...
Giulia Aurora26 ottobre 2008
linguaggio ardito ma speranzo che da lidi nuovi e di speranza ad una giovane anima inquieta come la tua bella Diego
Giulia Aurora26 ottobre 2008
linguaggio ardito ma speranzo che da lidi nuovi e di speranza ad una giovane anima inquieta come la tua bella Diego

