Ancorata al suolo
Ovunque mi cerchi,
Si ergono mura giganti
Che il mio sguardo non puo'
Valicare,
Che il mio grugno
violentemente
Scova.
Ridicolo muoversi
Cinta da mura,
Che mi proteggono,
Che mi imprigionano.
Meccanici,
disperati moti
Di una bestia in gabbia,
Mnemonici e annoiati.
Lo sguardo vive
Dei fugaci spiragli di mondi
Possibili, forse
Allucinazioni che vagano
Nella piaga dell'anima,
perseverano.
Virtuale,
Eroe di un videogame obsoleto
Aspetto il risolutore
Del livello cui qualcuno
Arrendendosi
Mi ha condannato.
Non invecchia il corpo,
ma i passi stanchi
e il cuore in disuso.
Sempre gli stessi
I passi
Lungo le mie mura.
Solo un muscolo vivo,
la mano.
Solo una compagna,
la penna.
Che quando sarà scoperta
La tomba in cui ho vissuto,
le parole parleranno
e i miei silenzi
finalmente
avranno voce.
🌐
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Commenti (2)
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V
Vera Bianchini9 novembre 2008
Le metafore e le immagini sono molto efficaci ed esprimono un pensiero profondo.
Cuccu Anna Maria18 novembre 2008
Molto profonda. Soprattutto la parte finale. Le tue parole scritte a penna supereranno il confine del tempo e del silenzio. I tuoi versi resteranno a parlare per te. Molto piaciuta.
