La felce
Nell'oscuro ed inutile vuoto
racchiuso da rovi riarsi,
t'innalzi, esile stelo,
a cercare la luce,
spingendo, scostando e strusciando.
Geme la foglia ferita,
piange il ramo straziato...
disperi di trovare la via;
quand'ecco un filo dorato
lenirti un poco il dolore
e, sofferente, non domo
ti ergi più alto;
La luce ti abbraccia,
felice, ti abbandoni al calore...
Nuova linfa ti invade,
ora vedi,
ora senti,
ora sai.
Ora pianta... tu vivi!
©
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