Di morte dentro, di vita fuori

Forse è solo il freddo
Che mi pizzica il naso.
Magari è solo la pioggia
Che mi gela i piedi.
Sarà perché c'è vento,
che mi lacrimano gli occhi.
Le domande restano inutili
Respiri nelle orecchie dell'anima,
aloni di aliti
sui vetri dietro agli occhi,
sospiri negli spifferi del cuore,
finestre spalancate
in questo giorno che non muore.
La notte non trascorre,
il giorno non riviene,
gli orologi sono fermi
e la fame ha già divorato
gli stomaci.
I camini non scoppiettano
Le case non profumano
I pandori ammuffiscono
Negli scaffali.
Gli angeli non hanno i soldi
Per fare il biglietto,
tanto i treni non sarebbero partiti.
E un nido di vespe
È l'unico cimelio
Di questo spoglio albero.
Eppure il mondo luccica
A intermittenza
Tingendo i vestiti e le gote
Di un rosso metaforico.
Eppure.
È dentro un paese deserto,
che sussulta di pianti strozzati,
che raggela al guaito di cani,
che nasconde nel buio
i suoi luridi sorci,
che è tetro allo stridio della sedia
di quella vecchia che dondola
e non mostra ritegno
nel suo sorriso cadente
e non muore.
E nel cappotto caldo,
sotto il cappello rosso,
dietro gli allegri canti,
nei brindisi sonanti,
negli auguri sconosciuti,
nelle mani della messa,
nella folla ballerina
non c'è sicario
per la coscienza
che dondola
che ha perso i denti.
e tu sei costretto
a ingoiare la vita
senza masticarla.
©
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