Al mio prossimo amore
Ruberò un giorno davanti ai tuoi occhi
il fiore di questi anni fulgidi
e sarò (nel mio radicato verde)
io stesso gli anni e i fiori di ventura.
Potrò infine dar profilo
al soave, etereo volto
che arranca e muore pizzicandomi
lungo l'impervietà di strade immaginarie.
Mescolarmi con l'odor del tuo sorriso
e unirmi al suo coro divertito,
alla danza dei tuoi capelli,
all'imbarazzo irrequieto delle tue mani,
al ritmo della tua esitazione che si perde
nel crepitio infinito di una bibita gassata.
Scorcierò il vuoto dell'angolo morto
che ognuno osserva con terrore primordiale
e vi accenderò un vago lume:
di timida luce e dolce tepore
irrorerò le tue incertezze.
Infine, in punta di piedi
e silente e riverente e risoluto
vagherò alla ricerca
dell'anello che non tiene
nella catena dei tuoi giorni,
rafforzandone la tempra
nella fucina maldestra
del mio cuore trasognante.
Tu farai molto, molto di più
Già...
oppure
lascerò solo il ricordo
della mia faciulla, sciocca innocenza
in queste poche, storte righe di me e di te.
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