Ricordi d'estate

Il campanile scoccava il mezzogiorno
e la tua mano mi afferrava dura, stringendo
gli occhi bassi salutavano gli amici intorno
privandomi del sogno che stavo vivendo.
Il pomeriggio mi tenevi nel letto al tuo fianco
ma non dormivo pensando agli altri bambini,
ai giochi che perdevo quì disteso e non stanco
tra i canti delle massaie e le urla dei contadini.
Mi sveglio nel cuore della notte cercandoti accanto
ora che i miei capelli sono ingrigiti da tanti inverni
ma mi ritrovo solo a chiudermi in un freddo pianto
perché già da decenni sei divorato da terra e vermi.
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Commenti (1)
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Saverio Chiti19 febbraio 2009
è difficile immaginare la morte... e ancor più difficile dimenticare chi a lei è già andato incontro... la mente, i sogni sono uno scrigno da cui estrapolare immagini e desideri, anche i più segreti. forse son solo rimpianti questi "ricordi d'estate", ma sono di quelli che attanagliano l'animo in un miscuglio di gioia e dolore. molto piaciuta.
