Dio mi ha portato l'Africa
Oggi Dio mi ha portato
l'Africa;
quei sorrisi grandi
e smaglianti:
rischiarano volti
provati da un ricordo
di paura e speranza.
Quegli occhi neri,
che, nell'abbassare le palpebre,
portano impressa una schiavitù
e il miraggio di una terra promessa,
oltre il mare;
invece emarginazione, rifiuto
e lotta all'ultimo respiro,
rinasce la nostalgia
di immense distese,
e lunghi cammini
fra canti e danze
e Dio lì vicino.
Quella pelle d'ebano
dal profumo selvaggio;
e quei vestiti di mille colori
e le forme bizzarre,
che nessuno riuscirebbe ad inventare.
Quasi che una mano
divina
abbia rubato pennellate
dai riflessi dorati
ad un arcobaleno gigantesco;
un po' come
grossi uccelli variopinti,
toccati da raggi si sole,
sembrano fiori nel cielo.
E' questa l'Africa
con il cuore colmo di gioia,
ciò che guardo, annuso, ascolto,
di tanta affascinante magia.
Una stretta di mano
annulla le distanze,
fra me e una terra
che avrebbe potuto essere mia.
Guardo l'acqua,
acqua libera e pura,
lavare il capo dei bambini,
tutto forse è perfetto;
di una perfezxione ultraterrena.
Invece manchi tu,
tu e il tuo bambino
senza nome.
Ora siete angeli sospesi,
dentro quel grande sole
d'Africa;
in nessun altro luogo
è così enorme.
E da lassù incredula guardi
i nostri affanni e le nostre tristezze.
Manchi, mancano
gli amici partiti,
magari hanno trovato
una dimensione di libertà.
Qui le giornate sono chiuse
in labirinti di cartone,
anche la fiammella eterna
fatica a trovare la via.
Anche il mio amore
smarrisce la strada;
se non fosse per poche
impercettibili impronte,
lasciate sulla neve al riflesso dell'alba,
non crederei che è stato qui,
se mi sveglio dai sogni.
©
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