Palco

Silenzio! Ogni singolo gesto
scorre sotto le palpebre chiuse;
ripasso calmo le mimiche e il testo,
lo stress m'invade: le tempie son fuse.
L'adrenalina che piano mi assale,
devo scacciarla per non scaricarmi,
son 100mila che stanno a aspettarmi
e questa voce continua a tremare.
Un quarto d'ora di attesa violenta
su questa sedia che arde di gelo
poi brilleranno i fuochi nel cielo
e la mia musica partirà lenta.
Gli occhi mi guardano senza fermarsi
occhi che erano i miei anni fa
le mani pronte a manifestarsi,
applausi vivi senza pietà.
Quando mi fermo continua a cantare
una canzone che ho scritto di notte,
ero un ragazzo, una goccia nel mare,
sono migliaia di voci ininterrotte.
L'ultimo pezzo ed esco commosso
mentre le folla continua a chiamarmi
vorrei tornare indietro, non posso,
la band saluta prima di abbracciarmi.
Un grido acuto nel sottopassaggio
libererà la forte tensione,
e poi fotografi e televisione,
si getteranno presto all'arrembaggio.
Schivo le luci, fuggo in camerino
su quella sedia che ora è solo acciaio
e mi ci siedo e penso ad un destino
che ha cesellato la mia vita da liutaio.
Mi chiedo ancora com'è che ci si senta
se da un garage arrivi sino al cielo,
perché nel tempo ho steso un fitto velo
su un vecchio sogno di fama che tormenta.
©
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