Io che non sono
Quando il tuo cuore applaude al petto
mille mani ti cingono le viscere
e tutto il silenzio che dentro si è rotto
fa più rumore degli anni che hai usato.
Ciò che il dolore riesce a darti senza fine
sono grattacieli di sabbia e sorrisi morsicati
mentre aspetti un pittore che ti cambi un colore
i tuoi gomiti ti aiutano a darti dignità e posa.
E mentre mescoli lacrime e domande
costruisci piano il tuo dolore e intanto chino
trattieni urla di pugni presi e mai difeso
dove il diverso scivola a un pubblico lontano.
Non bastano chili di perché e litri di vene
laddove osano pensieri, dove attaccare distratto
spigoli di brecce cornici, aridi specchi muti
e di spalle volti lo sguardo d'un imbelle ghigno.
T'annoia anche la morte perché non serviresti
tra file di code e dinosauri di speranza, cedi,
chiudi i pugni e la rabbia tra mascelle e denti
lascia cadere, svagato, due rughe felici.
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